L'Armeno-Veneto. Compendio storico e documenti

Հեղինակ

Բաժին

Թեմա

ATTI NOTARILI 
ROGATI IN AYAZZO PER I VENEZIANI 

Dai documenti ora citati si ebbe la certezza che il rappre sentante della Repubblica nell'Armenia, il Bailo, non era tanto un agente diplomatico quanto un custode degli interossi dei suos meroanti in quel regno, e perciò non a Sis la capitale e presso la corte, ma risiedeva in Ayazzo centro del trafico. Si vede apoora che il Bailo avesse un Consiglio, e senza due torzi dei consiglieri non si decideva piente d'importanza per il Comuro o per la colonia veneta in detto paese e nella città. Oltre i con: siglieri, il Comune aveva i suoi Piasziori (Placiari) come guar die di sicurezza, i Merciai, una Loggia comunale, Hardaco, Sbarco, Case di afittare, un S. Marco, cioè una Chiesa ool Cimitero. Ma per qualunque transazione o meroantile a domestion, per contratti, vendite e compere, prestiti, testamenti, era indispensabile il No. taso, più che altro ufficiale. Come in patria, bosi nelle colonies secondo i costumi di quel tempo, i notai erano eletti dal olero sovente erano parrocchi delle chiese: ed è curioso vedere algunl di questi notat e parroochi di Venezia registrare atti in Ayazac come por es: Francesco Urso, prete della chiesa di S. Raffaello, nol l'anno 1303 (58), Pietro parrocco di S. Eufemia, nel 1314, a Prete Gico. Pellegrini registratore del primo testamento di ang morto in Ayazzo nel 1316; ma non è espresso so. questo ta soritto qui o a Venezia, Come testimoni degli atti di questi gotai transmarini si citano: Don Marco Ciò, prete della Chiesa di S. Ermagora, 1316; D. Peolo preto di S. Giacomo da Luprio (dell' Orio, 1317). Come Capellano del Bailo si conosce ]). Nicolao prete della chia sa di 8. Eustachio nell'anno 1331 (308). Si conoscono del no taio Pietro (ohe verrà citato altrove) solo cinque testamenti non gati in Ayazzo nel 1314-5, o d'un anonimo (del quale si con servano gli atti negli archivi con quelli del notaio Giov. Campio), altri trentaquattro, registrati similmente in Ayazzo dall'agosto 1327 al marzo 1328. Piccolissimo avanzo è questo, senza dubbio di tanti e tanti atti registrati nel corso almeno di 80 anni del lo splendor d'Ayazzo, quand'era frequentato da' Veneziani; i quali soggiornavano anche nelle altre città dell'Armeno-Cilicia, e n'a rano almuni divenuti borghesi o cittadini, come si vede negli at ti; donde si può conchiudere, quanto lume si debba aspettare dagli atti notarili d'Ayazzo per la storia non solo del commer cio na delle famiglie veneziane, ove gli archivi vengano esaminati pazientemente. Il dotto indagatore delle patrie memorie genova s, il Cav. Desinoni, pubblico nell'opera Les Archives de l'Orionit Latin, circa 180 atti registrati in Ayazzo notai Genovesi nello spazio di quindici soli mesi, nel 1274 e nel 1279; ora, es sendo ji Veneziani stati pid numerosi, e più lungo tempo avendo abitato nel nostro paese, bisogna supporre'a migliają gli atti de' foro. Dotai registrati , siccome se ne trovano effettivamente a' migliaja registrati a Venezia' per le transazioni degli Armeni capitati qui dal cinquecento al settecento

Dei cinque Testamenti scritti in Ayazzo dal Parrocco Pietro, umo è di Gloo. Ausrini detto mataro (1 ottobre 1316), forse pa rente di Michele Tataro (v. pag 27). Ruzzini nomina erede il figliuolo, e comissari, Biagio Malipioro e Benodetto Ginardi, per raccogtiere i suoi averi, fra quali un bastimento; e desidera es ser seppellito a San Marco d'Ayazzo (361)

Andrea Nani, il primo novembre 1316, costituisce commissari Amita Nona, sua moglie Marchesina, e Pietro Miani della parroa chia di San Cassiano: lascia mille lire venete por decime, 200 nuovi deremi per S. Marco d'Ayazzo, ove vuole essere sepolto; 500 lire venete alla sorella Costanzia; 300 a Nona, alla moglie tutte le robe in tela e seta; al figliastro Nicoletto 800 lire; i suoi abiti ai poveri; 30 soldi di grossi alla Compagnia di Gabriele Veneziano; tutto il restante dei suoi averi al fratello Jacobello (362)

Jasomina, vedova di Daniele Michieli, costituisce Commissari (25 luglio 1215) Andrea Bondumieri ed il merciario del Comone Adamo; vuol sepoltura presso al marito a 8. Marco d'Ayazzo, al quale offre un panno di 150 deremi, con altri 150 deremi per la fabbrica della chiesa; al clero, D. Pietro 40 deremi, D. Nicolò 20 der., al chierico 10 der. Ella poi ci mostra, (e questo è assai più prezioso per noi), parecchie chiese della città d'Ayazzo, delle quali fin ora non avevamo trovato indizio anche nelle memorie armene; e sono dedicate, &. S. Nicold a cui lascia 50 der.; a Santa Maria Nuova, 50 der.; a Santa Marghorita 40 der., a 8. Giorgio 20 der.; alla Madonna dei Giorgiani 20 der.; a S. Saldatore « ubi habitat presbiter Michael Armenus, » 20 d.; a S$. Cosmo e Damiano 20 d.; a S. Lorenzo chiesa appartenente a' Genovesi, 20 d. a 8. Venero fuori della Cabartia? [1] 10 d.; al vescovo di Mamastia 30 d., da sapere che il vescovo latino di quella città era tra slocato ad Ayazzo). Tacendo altri lasciti della pia Jasomina, ri. corderemo quello ai due Bastonarij dei Veneziani, a ciascuno. 10 d.; la sua casa e terreni lascia & S. Marco; tutto il restante del suo avere si dividerà fra le chiese ed i poveri (364)

Un altro dei testatori è Michiele Siennese, che costituisce erede la figlia Giovanna Sala, lasciando per l'anima sua deremi 1000; per la chiesa di S. Marco 200, ove vuol essere sepolto; ad altre chiese sopranominate 12 d. a ciascuna, e per l'occorrente  della sepoltura altri 100 d.; oltre a cid ordina di distribuire 1000 d. per la sua anima; 2000 d. per la sua nipotina Eufemia quando andra sposa; & ciascuna delle due schiaye, Cali e Margherita, le quali libera, 200 d. (363)

Straniero di patria è Simcone di Rama, che pare della Siria, il quale costituisce (26 nov. 1315) Commissari Nicold di Nasaret e Adamo mercante, abitanti in Ayazzo; vuole sepoltura & 8. Marco, &. cui lasci8 20 d.; al prete del luogo 30; al obierico 10; al Plazzario, 6; a Dimicalo iglio di Vicold, una coltra bianca, 2 lenzuoli, una conca, oc. Libera la sua schiava Call (sem pre Cali) dandole una conce, uno scrigno ed un trapunto. Tutto il restante del suo avere sarà distribuito per la sua anima, (360)

Se non pari a questi, saranno di qualobe interesse anche gli altri atti notarili registrati in Ayaszo, dei quali noteremo soltanto alcuni: per es. la rinunzia del Bailato di Marco Briero (10 settem. 1327) alla presenza di Gioo. Brizzo e d'Indrigeto de Romagno di Feltre (338). - Alla stessa data Filippo Contarono si associa con cin que altri patroni di navi per paura dei corsari, a navigare in compagnia da Ayazzo fino a Sasino , secondo l'avviso del Bailo, dei consiglieri e del capitano Parmarino, obbligandosi per 1000 lire venete (339). - 7 settem. 1327 Tommasino Labia borghese d'Ayazzo libera la sua schiava greca Maria, obbligando se stesso e i suoi eredi per 5 lire d'oro; nello stesso giorno l' altra schiava Call (342). - Parimenti altro Tommasino (30 settem. 1327) libera i suoi schiavi Teodorino & Saulle (346). Il sopracitato Bailo Marco Briero carica (7 ottobre 1327) 20 sacchi di cotone sopra la nave 8. Bufomia di Marco Zono, dirigendo a Venezia per Modone & Corone (357). Allo stesso capitano consegna Nicold Velloro 24 sacchi (348), anche Pietro Massorio (9 ottobre) consegna 99 sacchi (349). Giso Magistor do Assa con tutti i suoi eredi, (18 ottobre 1327) vende al Genovese Gagironi il Bamphillo 8, per 800 tac colini (350). Zorvino e Stefania figlio e figlia di Gulielmo veneto  borghose di Sis, danno ricevuta (20 ottob. 1327) & Lanfrado nobile milite di Ossino, signore di Coricos e Bailo d'Armenia, per i beni del loro padre morto intestato. Lanfredo era obbligato a dare a Stefania 1400 taccolini a titolo di dote (951). - Rolando Bono do funto in. Ayazzo aveva costituiti (5 nov. 1307) per suoi commis gari la moglie sotia ed il suo sodio. Giacomo di Filippo, rapcom mandando a questi l'amministrazione dei suoi bani. FHippo fa ricevuta a Donato Sarraco della parrocliia di S. Marziale; por due botti di giocatelle di suro e dieci' rampogoni di ferro [2] e una cassa, portati da lui (352). - Aytone do Oria (nome armeno) capi tano di sei galeo genovesi o i padroni di queste promettono in presenza di tre padroni Veneti, di non arteoar danao agli 8 ba stimenti di questi nel porto d'Ayazzo, & cui Baido Spinola Con sole do' Genovesi si costituisce gurante davanti il Bailo Veneto M. Erizzo. Il contratto fu sognato nella galed di. Agtone li 3 nov. 1327 (354) 

Questo ultimo atto risveglia, bene o mal volentieri, alla me moria de' Genovesi e dei Veneziani, loro antiche gare e le guet re sanguinose nelle comuni vie del mare; ed il golfo d' Ayaszo fu' eccettuato; o qualche volta soffrl. 8680 pure attacchi dat suoi ospiti interessati, benche fosse cosa di poco momento, e non tardas sero gli offensori a riparare le offese. Nell' anno 1267 'armata genovese, ossia alcune navi dapitanate da Lucchetta Grimaldo, dei predarono a Coricos, secondo porto dell'Armeno-Cilicia, una nave carica di merci di diversi mercanti, fra i quali anche Armeni; dopo luoghe conferenze obbligata (1271) a pagare il danno ai recato, di 22, 800 bisanzi, come atteista minutamente l'atto: no tai rile dell'Archivio di Genova, pubblicato dall' illustre copte Mas Latrie (Storia di Cipro, II, 74-9)

È potissimo il combattimento na male e la rotta toccata si  Veneziani nelle acque d'Ayazso l' anno 1293, combattimento obe viene cost compendiato dal nostro celebre cronista e storico (Aytone) Bignore di Coricos: «Dodici galee genovesi attaccarono 32 tra galee e tarile Veneto, e ne guadagnarono 24 galee», sotto i comando supremo di Nicold Spinola. Le stesse onde armene fu rono testimoni anche della rivincita dei · Veneti poco tempo dopo, quando 4 galee loro condotte da Marco Bazilli presero una nave molto carica delle soque di Coricos, ed una marsigliese per il che protestarono i Marsigliesi, e particolarmente un certo Pietro Quatrolingus (1295, maggio), partito da Ayazzo per la Ro mania e danneggiato per 700 turonesi d'oro, come egli diceva (281), conformandolo i mercatanti Piacentini in presenza del loro Console Gioo, Bordi (2 settem. 1295): al quale pare che aa cenni an deoreto del Sonato Veneto, nel 25 aprile 1295 (50). Sallongo troppo la questione dei Marsigliesi, essi pare de bitori ai Veneziani, siocome scriveva Marco Siboto (nel 1302; 18 nov. ) al Dogo, il quale aveva già promesso (nel 1300) soddisfa zione a Tomaso Riccardo uno dei principali danneggiati (277)

Mentre si trattava di cid, i due avversari non cessavano di distorbare i mari e i pacifci mercanti anche nei nostri porti. opedendo fare un colpo decisivo, i Venoziani condotti da Teofilo Morosini saltarono a terra (1297) ... distrussero tutte le badobe dei Genovesi in Ayazzo; lo stesso facevano questi su altre spiaggie amiche di Cipro (1298); e in quell'occasione il noto Michiele lo Tartaro se ne appellava al Re di quella isola (276). Dopo pochi anni (1302-3) gli stessi Genovesi per condotta di Porcioale cat turarono una galea veneta nel luogo detto Caoo Carpasso vicino ad Ayazzo (278. ) Un fatto più grave e romoroso successe in quei tompi non più fra i Genovesi o i Veneti, ma fra questi e gli Ar meni: non si sa per qual cagione due galee venete capitanata da Andrea Sanudo e da Paolo Morosini, attacarono la fortezza di terra d' Ayazzo, e dopredarono molto robe cosi pubbliche che  private, anche quelle del console dei Pisani Bindone Seccamarende, che appello al Re; perciò il Bailo Gioo. Promarino costretto da que sto e dai Capitani d'Ayazzo (Licos e Calogiani), conto a Toros duca del Contestabile armeno, 1214 der. D. per risarcire il detto console. La Corte del Re mandò nel 1307 al Bailo una lunga lista di tutti gli oggetti depredati, coi prezzi rispettivi, di ciascun offeso; fra i quali anche le robe del dominio, i quali tutti insieme sommavano a 30, 000 deremi nuovi: essendo soddisfatto, ne diede la quietanza in francese per mano del gran scignore, che non si nomina e può essere il contestabile o il suo duca (7. 10)

Nel frattempo si agitava la vecchia questione dei Marsiglie si e del Quattrolingue, che durò quasi 40 anni, e non ebbe fine che soltanto nel gennaio del 1331-2 (281). Ed appunto in que st' anno (1332) i Genovesi assalivano nelle acque d' Ayazzo una nave veneta la quale da quel porto si dirigeva per Cipro (318). Nel medesimo tempo si trattava nei consigli della Repubblica dei danni patiti da' loro nazionali per mano degli Armeni, o per male amministrazione di giustizia o per ribasso delle loro mo nete (234). Per ben conoscere i fatti e le lagnanze, bisogna ritor nare da capo e rivedere tutti i Privilegi dei nostri Re concessi ai Veneziani, e riepilogare la serie delle relazioni diplomatiche delle corti di Sis e di S. Marco



[1]           Non si conosce il sito il significato di questo luogo.

[2]           Secondo Boerio, Ferro grande ancinato, a cui s'appendono carni ad uso domestico".